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Crossing the world

"You say I dream too big, I say you think too small"

30 • Il cibo americano

Una delle prime cose che tutti mi chiedono (sia americani che italiani) è se il cibo italiano mi manco e mi dispiace ma la risposta è si! Anche se ho mangiato pizze buonissime qui, anche se ogni voglia mi tocca prendere la margherita perché hanno abbinamenti assurdi (tipo ananas e arachidi)
Qui non ci sono orari per mangiare, pui mangiare quando vuoi e dove vuoi e il senso di famiglia durante il pasto non lo hanno proprio per i diversi momenti e orari in cui mangiano. L'unico posto dove accettano verdure è sulla pizza o deve essere fritto! Questo dovrebbe farvi capire un po' com'è l'America... consiglio? Fate sport, tanto, sempre. 

Delle volte la mia hostmum ha  cucinato dei cupcakes, pancakes o uova strapazzate, bacon e biscuits (tipiche colazioni americane), ma non accade di certo tutti i giorni anche perchè per loro la colazione non è il pasto più importante della giornata.
 
I ragazzi fanno pranzo a scuola.
 La cena può essere a qualsiasi ora, ovunque e con chiunque, ma quasi sempre mangiano "come le galline", prestissimo...

In una settimana almeno 4 giorni su 7 vanno a cena fuori perché non hanno voglia o tempo di cucinare.
 I primi giorni che ero qui è stato strano non trovare la cena pronta ogni sera, non avere la tavola apparecchiata o non sapere quando mangiare, poi però ci fai l'abitudine.
 Qui vanno matti per il cibo messicano e ci sono tantissimi tipi di fast food diversi! Dimenticatevi solo Mc o Burger King, qui ogni 5 metri ce ne è uno diverso!



29 • Skating

Oggi mi sembrava di essere catapultata in un film americano degli anni '50.
Sono andata a pattinare con un paio di amici in questo posto chiamato "Skateland".
Entrando sembra tutto normale ma appena ti abitui al buio della stanza ti accorgi delle luci stroboscopiche della moquette alle pareti dei tavolini rotondi della pista di un colore verde acqua e della musica forse un po' troppo alta per poter parlare. Era tutto bellissimo e ho capito di essermi trovata in uno di quei posti in cui la felicità non manca mai, il personale è simpaticissimo e hanno sempre la battuta pronta.
Mi è poi capitato poi di incontrare una signora anziana che ho scoperto poi era di Lucca, capite? Era italiana; ci siamo messe a parlare un po' in italiano e mi ha raccontato di essersi trasferita qui quando era piccola ma che l'Italia se la porterà per sempre nel cuore.
E che dire l'America è scoprire ogni giorno cose nuove e condividerle con le persone alle quali tieni di più. In questi giorni è pure Hallowen quindi tutte le case sono praticamente addobbate per questa festa e ci sono un sacco di bambini, ma anche adulti che girano travestiti.




26 • La forza è in noi stessi

Tutti vogliamo crescere, vogliamo riuscirci, per afferrare tutte le opportunità possibili, per vivere. Siamo così impengnti a cercare di uscire dal nido che non pensiamo al fatto che fuori farà freddo, davvero un freddo gelo. Perchè crescere a volte significa lasciarsi qualcuno alle spalle. E quando ci ritroviamo a camminare con le nostre gambe, dobbiamo camminare da soli.
-Grey's Anatomy-


Ancora oggi mi domando dove tutti noi exchange abbiamo trovato il coraggio di partire  per un paese lontano e sconosciuto accompagnati solo da una valigia piena di vestiti e sogni.
Forse forti non lo eravamo affatto. Al momento della partenza eravamo ancora molto "piccoli" e anche un po' incoscienti.
Eravamo presi dalla voglia di scoprire il mondo da soli e di sentirci grandi. Di sentirci forti. E forti ci siamo sentiti.
Siamo riusciti a tirare avanti nei momenti difficili, a trovare la soluzione anche difronte a problematiche complesse e ad adattarci anche alle abitudini che avremmo considerato incivili o anormali se non ci fossimo ritrovati dentro fino al collo in un mondo diverso.
Noi non abbiamo i super poteri, non siamo semi-dei o eroi. Abbiamo convissuto con le nostre paure, le nostre incertezze e le nostre debolezze lontani dagli affetti e dal calore di casa.
Forse forti non lo eravamo, non lo siamo e non lo saremo mai.
Noi la forza l'abbiamo sentita ed è la migliore sensazione del mondo.

25 • Famiglia ma non di sangue

"Tu hai solo una famiglia e si trova in Italia" mi sento dire spesso, o ancora, "perchè gli chiami mamma e papà o sorella e fratello se non lo sono".
La verità è che ho imparato che i legami di sangue non sono poi così importanti, che si può chiamare "sorella" una persona con cui hai condiviso una casa, una persona con la quale ti sei confidata perchè sapevi che era l'unica che poteva capirti e aiutarti, una persona che con la quale hai condiviso momenti di gioia, tristezza, una persona con la quale hai litigato, anche solo per sciocchezze, per poi fare pace un minuto dopo.
Io ho avuto la fortuna di trovare una famiglia, non di sangue, ma pur sempre una famiglia.
Una famiglia è un insieme di persone che ti supportano nei momenti no, che ti aiutano a rialzarti, che ti fanno fare nuove esperienze, ti vedono crescere, che ti vogliono bene nonostante tutto. Ebbene allora posso dire di avere trovato una famiglia qui in America.
Perchè dopotutto la famiglia non è solo una questione di DNA.





23 • I primi giorni


Festa della Chiesa
Pensavo che una volta arrivata qui avrei avuto tutto il tempo che volevo per scrivere sul blog e aggiornarvi e invece l'unico momento libero che ho è questo; tra la scuola (che mi prende via un sacco di tempo) e gli allenamenti di cross country non ho tempo nemmeno per pensare a casa.
Sono successe un sacco di cose, crisi di nervi e crisi di risate, gite, shopping, scuola ma partirò dall' inizio.
Il primo giorno siamo andati in un Outlet a Columbus che era grande tanto quanto la cittadina in cui abito in Italia; lì ho preso un paio di jeans per la scuola e una maglietta perchè ho scoperto che a scuola non puoi indossare jeans strappati!
A mangiare siamo andati in un ristorante Old fashioned, praticamente è un posto in cui si mangia il cibo che mangiavano i loro nonni e ho scoperto che fanno porzioni enormi! Infatti la maggior parte delle persone si porta a casa gli avanzi del pranzo/cena.
Per arrivare a casa ci abbiamo messo circa 3 orette ma ho potuto così vedere con i miei occhi quanto le strade americane sono enormi. Sembrano disegnate con un righello per quanto sono dritte.
GO PIRATES!
Siamo arrivati a casa dove ho avuto solo il tempo di appoggiare la valigia e siamo andati a vedere la partita di Payton, hbrother.
Il primo giorno penso sia stata uno dei più duri perchè ancora non capivo nulla e mi sentivo veramente sola. Poi, giorno dopo giorno, tutto è andato meglio.
Sono passati 18 giorni da quando sono arrivata e sono successe veramente un sacco di cose, ho mangiato cose mai provate prima e in un sacco di ristoranti diversi: ho provato giapponese, messicano, fast food, tacobell e chi più ne ha più ne metta.
Sono stata da Wallmart e da Kroger, ho provato le Pop Tarts e sono stata in Chiesa che non è come da noi noiosa e lunga; qui ti coinvolgono, cantano canzoni orecchiabili e il tempo passa che neanche te ne accorgi, il giorno stesso della Messa, la chiesa ha organizzato una specie di festicciola per l'inizio della scuola dove ognuno portava qualcosa da mangiare e si potevano fare un sacco di giochi.
Ho iniziato scuola il 24 e non è stato affatto semplice come lo aspettavo, sono Senior! E molto probabilmento mi diplomerò, infatti la mia counsler mi ha scelto tutte le materie.
Pop Tarts
Sono stata alla mia prima partita di football della mia scuola e vi assicuro che è un casino assurdo: un sacco di gente che urla e strepita, le cheerleeder, la mascotte della scuola...
Ho iniziato cross country e vi assicuro che non è affatto la cavolata che mi aspettavo, anzi il contrario..
Abbiamo allenamento tutti i giorni dopo la scuola apparte il venerdì perchè il sabato abbiamo il meet e dobbiamo riposare ma vi racconterò meglio tutto in un altro post perchè se no questo diventa troppo lungo!


Walmart





Kroger

Festa della Chiesa

Mexican food
Cheddars restaurant






22 • Il volo

Ed è arrivato il giorno tanto atteso, oggi è il 18 agosto, il giorno in cui partirò per l’ America, mi sembra ancora così strano da dire.

Pensavo sinceramente che sarei stata più agitata, emozionata e nervosa e invece niente. La notte sono riuscita a dormire benone e mi sono alzata alle 4.30 per andare a Venezia dove ho preso l'aereo.
Vi starete dicendo "ma questa è pazza!".. ebbene no. Il problema è che abito abbastanza lontano da Venezia e non volevo preoccuparmi anche del traffico.

Così alle 7.30 eccomi in aeroporto ad aspettare l'assistente di volo per aiutarmi a fare il check- in.
E' arrivato così anche il momento di fare i saluti, pensavo che sarei scoppiata a piangere invece sono riuscita a trattenermi. Un consiglio soltanto mi sento di darvi, quando salutate i vostri genitori e vi incamminate verso i controlli non giratevi indietro perchè avrete la voglia di tornarvene a casa.

Superati i controlli mi sono messa a aspettare al Gate (il 31!) e alle 12 sono entrata sull' aereo. Posto: 12E. Ero comodissima perchè i posti vicino a me erano liberi.

Le hostess passano ogni mezz'ora a darti da bere e da mangiare! Sono riuscita a guardarmi tre film (in italiano), ho letto e ho dormicchiato un po'.

Il volo è durato 10 ore per arrivare a Philadelphia dove ho fato il primo scalo e dove sono tutt'ora. 
Essere circondati da persone che parlano solo inglese è strano anche perchè sento tutto ovattato per colpa delle orecchie tappate. 

Sono al gate 18 dove tra tredici minute ci sarò l'imbarco e sto veramente iniziando a sentirmi agitata per l'incontro con l'host family. Ho paura dell' imbarazzo, di non capire na mazza e di non riuscire a esprimermi. 

L'unica nota dolente del volo è stata l'aria condizionata infatti vi consiglio di portarvi una sciarpa e di mettervi una felpa con il cappuccio, poi sull' aereo vi daranno comunque una coperta e un cuscino.

Qui a Philadelphia adesso sono le 5 di pomeriggio e è stranissimo parlare con i miei amici in italia perchè da loro è notte e fa freddo mentre qui ci sono 30 gradi.

Snack sull' aereo
Sul volo che mi porterà a Columbus penso che mi preparerò qualche frase fatta giusto per parlare qualcosa con la famiglia. 

Jessica mi ha anche detto che hanno una sopresa per me all' arrivo e non vedo l'ora di vedere di cosa si tratta!

Anyway... 
Appena arrivata a Columbus e li ho visti in lontanza ho sentito come una sorta di tenerezza salirmi, ci siamo abbracciati, salutati e mi hanno chiesto come il volo fosse andato e poi ci siamo diretti all' hotel.

La paura di ogni exchange student penso sia la paura dell' imbarazzo ma devo dire che se ne è andato subito perchè comunque sono persone che "conosci" perchè ci scrivi assieme. So, don't worry!


L'hotel era veramente enorme, la camera era composta da un bagno (enorme), e due letti matrimoniali, c'era pure i micronde!

In albergo con Emily, Jessia e Mike
Abbiamo parlato un po' e con "parlato" intendo che loro parlavano e io sorridevo e annuivo.

Verso le 10poi mi sono addormentata e questa è stata un po' la prima giornata, tra volo e nuovi incontri.

19 • Regalo per la hostfamily

Un' altra fase che passerà chi di voi deciderà di diventare un exchange student è l'ansia per trovare il regalo perfetto per l'host family.

Penso che sia quasi una specie di "obbligo" perchè è un gesto come per dire "grazie per aver accettato un estraneo in casa vostra e aver permesso che quella persona sia io".

Non deve essere qualcosa di grande, anche solo un pensierino, proprio per fargli capire che gli siete grati per quello che hanno fatto e faranno per voi e non deve essere troppo pesante perchè i kili per la valigia sono veramente pochi.

Io sono una persona abbastanza pignola, o per meglio dire sono proprio una scassacazzi perchè mi piace che tutto sia fatto bene e sia a posto quindi per trovare un regalo per tutta la famiglia mi ci è voluto un sacco di tempo.

Alla fine sono riuscita a decidermi e ho comprato:

  • Per Jessica (hmum) = una maglietta con una foto tipica del Trentino e la scritta HOST MUM, una presina per le pentole sempre con una fantasia che richiama il Trentino e un braccialetto uguale a quello che ho io e che ho preso anche per Emily (hsister)
  • Per Emily (hsister) = siccome le piace leggere e scrivere (come a me yee) le ho preso una specie di diario e un segnalibro con scritto "Terme di Comano" (il paese da cui vengo) e il braccialetto di cui vi parlavo prima
  • Per Mike (hdad) = una maglietta con una foto del Trentino e la scritta HOST DAD
  • Per Payton (hbrother) = un cappellino
  • Per Dylan (hbrother) = una maglietta
  • Per Tyler (moroso di Emily) = una maglietta
  • Per AreaRep = una presina come quella di Jessica

I miei consigli sono comunque di prendere qualcosa del proprio luogo perchè come noi vogliamo scoprire la loro cultura anche loro hanno la stessa voglia di conoscere la nostra.

Per fare un bel regalo non serve spendere troppi soldi si può prendere anche qualcosa da mangiare, tipo polenta, grana o salame(se veniste dal Trentino), insomma un cibo locale.

Un' altra bella idea è di creare ciò che si vuole regalare, farlo con le proprie mani, magari un album fotografico per poi riempirlo con le foto future.

Se avete bisogno di consigli sono qui per voi :) e fatemi sapere cosa scegliete di regalare

3 • Where?

OHIO
  • Deve il suo nome all' omonimo fiume
  • La sua capitale è Columbus
  • L'Ohio è l'unico stato statunitense ad avere la bandiera nazionale non rettangolare ma biforcuta

Wheelersburg Ã¨ una piccola cittadina a sud del' Ohio.
Si trova lungo le rive settentrionali del fiume Ohio.
Si trova circa a 7 miglia (11 km) a est di Portsmouth.
La popolazione è di circa 7 mila abitanti

2 • Hello from Ohio


Ho aperto il computer e subito mi è arrivata la notifica di una nuova mail con oggetto “HELLO FROM OHIO”, lì sul momento I can’t believe e dopo ho subito pensato di non essere piú una sfigata orfanella. Aperta la mail ho stentato davvero a crederci e a metabolizzare la situazione perchè finalmente appariva tutto piú reale, piú concreto, non era piú solo un “sogno lontano”, ma la realtá! 
Posso dire di essere stata molto fortunata perchè ho ricevuto il mio placement a febbraio, che è veramente presto tenendo conto che alcuni exchange student ancora adesso non sanno nulla. 
Molti sostengono che l'attesa è una delle parti piú belle dell'exchange program,si continua infatti a fantasticare sulla città, la famiglia, lo stato, la scuola, gli amici e tutto ció che appare ancora poco nitido..Secondo me no, il momento pù emozionante è scoprire il luogo dove si passeranno i prossimi mesi della nostra vita.
L' hfamily è una delle parti più importanti dell' exchange program, da questa dipende la scuola, le amicizie e la maggior parte del tempo lo si passerà con loro. 
La mail che ho ricevuto mi è stata scritta direttamente dalla mia hmum, dato che è la responsabile dello stato e quindi possiede tutte le mie informazione. 
Vivró nella cittá di Wheelersburg nel sud dell’Ohio, É una cittadina di circa 7.000 abitanti.  La cittá sembra davvero fantastica. Frequenteró la “Wheelersburg High School” la quale si trova a 10 minuti da casa mia, ha circa 2200 studenti..é la classica High School americana ed offre tantissime attività e sport, tra questi vi é anche il team di nuoto e di pallavolo. 
La mia Host Family é semplicemente fantastica! É composta da cinque persone: Mike, il mio host dad, ha 52 anni ed é un pompiere, Jessica, la mia host mom, ha 35 anni ed é un’ infermiera, Emily, la mia simpaticissima host sister di 17anni, Payton, il mio host brother di 16 e suo fratello Dylan di 21 che abita fuori casa. Sono giá in contatto con loro  e ci sentiamo circa 4 volte a settimana, dire che sono dolcissimi e super disponibili è riduttivo! Sembrano la famiglia perfetta, amano guardare film e mangiare insieme, organizzare picnic, fare gite fuori cittá nel weekend, fare lunghe passeggiate e gite in bici e andare nei parchi naturalistici della mia cittá. 
Dopo averli aggiunti su facebook mi hanno inviato un messaggio dolcissimo, dicendomi che non aspettano altro che il mio arrivo e che mi faranno vivere un'esperienza fantastica e sono pronti ad accogliermi e ad aver cura di me come fossi loro figlia. Sembrano davvero interessati a conoscere la mia cultura e vogliono farmi sentire in tutti i modi a mio agio.  Non potevo chiedere famiglia migliore, sono sicura che mi troveró benissimo con loro e spero di poter apprendere la cultura americana al meglio! Non vedo l'ora di iniziare la mia avventura americana, partiró il 18 agosto per Columbus. La scuola inizierá il 24 agosto. É ancora molto strano pronunciare “la mia famiglia”, “la mia cittá”, mi sembra tutto cosí surreale, qualcuno, dall'altra parte del mondo ha scelto proprio me e non vede l'ora di condividere insieme dei mesi della propria vita. Mi sento lusingata ed emozionata, spero davvero di trovare un'altra famiglia in un'altra parte del mondo e di costruire legami che spero non si riducano all'exchange program. I giorni che mi separano dalla partenza sono ormai solo 77 e sto riuscendo a realizzare gradualmente ció che davvero accadrà nei prossimi mesi e ho i brividi soltanto a pensarci. Il mio viaggio sta prendendo forma, il countdown é gia iniziato!